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  • Lorella Bruni

Brevi note... covid-19

Brevi note… di una follia collettiva

Non volevo parlarne, ma i solleciti sono tanti anche quelli miei, singoli e personalissimi, io che umanamente, come tutti, mi preoccupo. … “mi tocca”, dovrò e voglio rispondere con un contributo scientifico su quanto continua ad accadere.

È sfibrante il panico dilagante, non serve a nulla se non a deprimere il sistema nervoso, come dice una mia paziente “proprio non si sa più quali sono i veri problemi”.

Si può diffondere “questa influenza”, ma di influenza o poco più si tratta? L’unico problema accertato è che si diffonde in modo più significativo rispetto ad altri virus. È piena la storia di malanni e accidenti, non reagiamo con rabbie fuori luogo…Renzo e la peste, il “dagli all’untore”, mi faceva rabbia e mi faceva ridere, un riso amaro, all’epoca ormai lontana dei miei studi di letteratura, riemerge, costante, tenebrosa questa paura, l’irrazionale...lo Stato italiano untore…

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(da I promessi sposi, cap.XXXIV)…lo stato italiano è oggi l’untore?

Il sistema immunitario

Andiamo con ordine: a livello cerebrale, le aree deputate al sentire emotivo, quelle più arcaiche, gioiose, conservate nell’evoluzione, che danno spinta e vigore, che consentono l’emissione di sostanze anche ormonali giovanili, forti, vitali, sono condizionabili, ecco ne stiamo contraendo le possibilità. L’ipotalamo è legato alle emozioni più positive ed è legato agli ormoni.

Come ampiamente noto, il sistema immunitario contrasta il virus e si evolve nel contrasto, così, come d’altro canto, agenti patogeni si evolvono per sfuggire, è una sorta di processo a due, e il sistema immunitario se ben alimentato, forte come in molti bambini, ne esce alla meglio, il sistema immunitario ha sviluppato i propri punti di forza.

Proprio in queste settimane, leggiamo su motore internet, uno studio pubblicato su Cell, che spiega come l’”homo sapiens” abbia “preso in prestito” alcune varianti genetiche dai “neanderthal”, e che proprio queste varianti siano fondamentali nei meccanismi di risposta a un’infezione virale. Quando un virus entra nel nostro organismo, la parte innata del sistema immunitariosi attiva, e torniamo a parlare di amigdala e di ipotalamo . Per neutralizzare un’infezione si attiva la parte acquisita del sistema immunitario, la parte con armi mirate del nostro sistema immunitario che continua a costruirsi e ad arricchirsi durante tutta la vostra vita. Nello specifico quando un virus entra nell’organismo, i linfociti B si attivano e producono anticorpi specifici, delle proteine a forma di Y, che si attaccano alla superficie del virus, disattivandolo o segnalandolo ad altre cellule del sistema immunitario, che possono così riconoscere il corpo estraneo ed eliminarlo.

La medicina occidentale, continuano studiosi e ricercatori, anche a causa dalle sempre più moderne tecnologie diagnostiche, si è frammentata in specializzazioni sempre più settoriali: da pochi anni, tuttavia, una nuova branca medica improntata ad un concetto d’integrazione, Neuro immunologia, si chiama, tratta, insieme, integrando conoscenze, i due apparati nervoso ed immunitario per valutarne le reciproche interazioni, in condizioni normali e patologiche. Il sistema nervoso infatti parla al sistema immunitario tramite il sistema endocrino; il sistema immunitario comunica col sistema nervoso attraverso le molecole infiammatorie.





I cambiamenti sono legati dall’aumento degli ormoni dello stress (dell’ormone corticotropo (ACTH) che stimola il surrene e dell’adrenalina e noradrenalina).


Lo stato di benessere e di salute si ha quando esiste una proficua cooperazione tra il sistema nervoso e quello immunitario e quando corpo e mente sono in armonia o in equilibrio.

(da benessere.com)

Rispetto ai danni, le contromisure

Rispetto al covid-19, così si chiama scientificamente il coronavirus di cui tanto si parla e si sparla, sono stati fatti errori di gestione, e sì che occorre riflettere sulle misure cautelative, corrette, adottate però in ritardo, “in divenire” rispettando regole sociali condivise: sappiamo che è corretto, nella stretta emergenza, rimanere in casa, non recarsi in posti affollati, senza e con il dovuto controllo preventivo, e ribadisco senza alienanti paure. Si richiede una corretta cautela, è opportuna la distanza da tenere e il tenere un regime igienico che poi è quello che si dovrebbe anche comunemente adottare, cosa che in Oriente sanno molto poco. Oggi siamo arrivati al punto che l’invito è a non spostarci dal comune di residenza e sì perché il virus continua a diffondersi, allora due sono le cose: o le misure adottate e tanto divulgate non sono sufficienti (sic!) o è il buon senso dei cittadini in primis che non sta producendo effetti. Errori di comunicazione ed errori del cittadino perché, nonostante tanta informazione quel che è passato è un messaggio ambiguo, da un lato l’allarme, dall’altro il menefreghismo personale…si è spaccata in due l’opinione pubblica, ci si difende dalla paura con mezzi estremi sottovalutando o ipervalutando, ci abbraccia la paura e non ci si muove più..?

Quali gli errori? Si sottovalutano altre emergenze, per esempio, i posti per tenere in quarantena e isolare i “malati”, con le sale di rianimazione colme; richiedono incentivi economici che diano maggior spazio di quello che attualmente abbiamo, non c’è dubbio che le misure andrebbero adottate meglio in tal senso, investendo soldi, certo, e investendo sollecitando una maggiore fornitura di tamponi e disinfettanti, ad esempio, sollecitando, immediatamente a fare come in Corea, dove non ci si limita a vedere se un paziente è tale o no, ma si procede con un monitoraggio accurato.

Una giornalista, su la7, domenica scorsa non ha trovato di meglio che recriminare con i tecnici che secondo lei non sarebbero stati all’altezza, ma vuol dire proprio non rendersi conto che non si è compreso come poteva affrontarsi il problema anche facendo riferimento alle misure curative e preventive messe in essere da altri Paesi, vuol dire non vedere come, da subito, occorreva stanziare di più su una Sanità, ad oggi allo stremo delle forze e che può pensare solo al coronavirus. E gli altri? Eppure si sa che in questo frangente occorre calma, ricostruzione storica, attenzione, ma non esasperazione. Quando però il buon senso non lascia spazi e si corre ad affollare posti, in momenti critici della giornata o delle festività, allora è il governo o chi per lui, chi ha autorità che deve intervenire, anche con mezzi estremi. Con la linea dura, con l’intervento di chi è deputato al controllo, delle autorità deputate.

Certo oggi, si dice, non si può fare più nulla, cinema, teatri, è vero, ma si può riorganizzare anche la stessa vita dei nostri figli, si può smorzare con la dovuta calma e cautela. Certo che ci vuole riorganizzazione anche logistica e distanziante, questo le circolari non lo dicono, danno indicazioni generali e non danno autorità per scendere nel dettaglio. È affollata una lezione di cavallo o nuoto individuale? Perché non si può fare? Ecco, l’organizzazione dovrebbe comportare saper scendere nel particolare, e non si fa così, non si fa anche quello che si potrebbe fare.

È essenziale che in qualsiasi attività, oggi, si intenda svolgere, si stia il più possibile da soli, non è nell’aria che si propaga il virus, ma attraverso sostanze e mucose che vanno contrastate con l’uso di mascherine, coprendosi come l’informazione ci dice, anche con il gomito che copre il viso. Non è una passeggiata il problema o la visita dei ragazzi a un amico, è la distanza, è la prevenzione nei tempi debiti, è anche la chiusura dei negozi e delle imprese a breve termine e con la copertura economica dovuta.

E qui vediamo un po' di comprendere perché qui in Italia tanto allarme e in altri Paesi al contrario si sottace il problema, o il cosiddetto problema a tema. Due estremi da evitare, il messaggio corretto, unico e non invasivo, rimane quello della calma con notizie vere sull’espansione e la necessità di procedere con accortezza su poche abitudini, il resto dovrebbe rimanerne fuori. Il resto è panico ed è panico per la sopravvivenza stessa, per la stessa economia, per il danaro che ci vorrà a riparare i danni e che nessuno può tanto offrire all’altro. Non solo, qui ci dimentichiamo dei danni di una globalizzazione in espansione crescente, che non si ferma, causa di esportazione virale, causa di difficile integrazione tra abitudini culturali, causa di guerre e conflitti a forte impatto batteriologico e non, ecco ci dimentichiamo tutti gli altri ingenti danni da malattie incurabili e invalidanti, guerre più o meno estese e acerrime, e non ci preoccupiamo di vedere bene come può essere avvenuto che dall’Oriente esiste una importazione virale? Stop, non intendo né “ghettizzare”, né eludere, intendo solo voler comprendere cosa avviene in questa globalizzazione che ancora non è in grado, solo per fare un esempio, di controllare aspetti medico-sanitari che dovrebbero essere comuni, o conflitti che dovrebbero essere regolati su tavoli internazionali e con attività di riorganizzazione ad ampio raggio.

Per finire su questo punto, in Italia e altrove, la storia è piena di momenti critici anche molto più stringenti e diffusi nel tempo: le guerre, il terrorismo, altri virus letali, oggi la ricerca ci aiuterà e non possiamo mai che plaudire a chi si sta tanto operando per la salute di noi tutti, sanitari in primis che sono “in prima linea” come sappiamo.


Lo stress

“Croce e delizia” del nostro esser-ci nel mondo, si distingue, come noto, in eustress, positivo, motivante, aggregante, e in di-stress, eccessivo, nocivo, crea disagio e immuno-depressione.

È doveroso pensare a proteggere chi ha maggiori forme di debolezza medica, psicologica, anziani, ecco per loro dobbiamo avere accortezze ferme. Stop… che fatica, allora.. è doveroso pensare agli ospedali senza più sale di rianimazione o di terapia intensiva, è doveroso proteggere i sanitari, in questo non c’è dubbio, va fatto subito, c’è chi ha la responsabilità ed è preposto a doveri etici e civili che debbono portarlo al welfare e debbono pensare alla nostra economia, fisica e mentale.

Lo stress ambientale e quello di origine interna, l’abuso di droghe e farmaci, lo stress, il tanto soprannominato stress, tutto contribuisce a immuno deprimerci.

Dobbiamo conoscerci molto bene, saper ridere e sorridere, saper accettare anche nuove esperienze se vogliamo contrastare gli effetti stressogeni ingenerati da paure o rabbie. A chi non è capitato rimanere fermo a casa, magari per un incidente o una criticità che richiedeva, come stiamo facendo, un momento di riflessione in più per sé, di lettura, di uso dei social e dei computer: fermarsi, ma per un lasso di tempo concentrato, fa bene se visto nell’ottica giusta.

Ne parlo anche con i pazienti quando sullo sfondo c’è il coronavirus, poi, per contrastarlo offro loro la possibilità di lavorare insieme per espandere la conoscenza che si ha di noi stessi, fronteggiare paure e timori, tornare alla normalità ed arricchirci, sotto i vari profili dell’essere, fisico, psichico relazionale. Siamo tutti, costantemente alla ricerca della mindfulness; il benessere tanto agognato passa oggi in secondo piano e subentra la paura, per dirla con uno dei filosofi che ammiro di più, viviamo momenti forti “inautentici”, nella paura.

Dicono illustri scienziati, più scienziati certo di me, che continuando a pensare e a preoccuparci del coronavirus, covid-19, noi alimentiamo altre paure, sull’invasione, la contaminazione, l’attribuzione costantemente esterna che alimenta la rabbia. Tant’è che all’estero, ormai gli “untori” del coronavirus siamo noi italiani..

Certo nessuno vorrebbe essere autentico passando dall’angoscia, sempre per dirlo con Heidegger, e vorremmo esserci nel mondo nel modo più puro, consono, adeguato. L’agire e il soffrire che caratterizzano la natura umana: ma perché soffrire quando poi il pericolo non è quel pericolo solo e unicamente immaginato di morte e non sopravvivenza? stiamo annullando tutto.

Certo è che non abbiamo ancora un farmaco per il covid-19, ma altrettanto certo è che non si tenuto abbastanza conto che la Sanità dovesse potenziarsi e molto, che occorre ascoltare e saper apprendere: se in Cina si raggiunge il picco e poi i casi scendono, sempre che sia vero, avranno fatto qualcosa, e qui ancora un dubbio rimane. Certo che sono stati categorici. Però in Corea, ad esempio, no, lì sta agendo per il meglio. Siamo rimasti noi al primo posto, ecco a far “gli untori”. Agire per il meglio significa però che i Paesi che sottacciono notizie fanno altrettanti danni, perché misconoscono e certo che non creano panico! Dare “trasparenza” fino allo stremo e non agire per il meglio, come di solito accade in Italia, fa danni ancora più complessi. Vanno fermate le persone inadempienti, va fermato il flusso informativo devastante, bisogna scegliere la corretta informazione data con fermezza, quali i danni, quali le accortezze, quali le misure di emergenza se non si adempie a semplici prescrizioni o più ampie prescrizioni quando è il caso anche con multe e ammende.

Pensiamo infine a quanto ne risentirà l’economia con un’Europa che certo non è mai stata disponibile a darci un mano, con stanziamenti che ritardano, e tutto questo sul piano oggettivo, con la Germania che ha taciuto il focolaio per lungo tempo, proprio da lì… pensiamo allo sconforto del ristoratore che vede i tavolini vuoti e se mi fermo a parlare mi dice, accorato “non ci preoccupiamo dell’ambiente, degli altri virus, delle guerre, dei tumori perfino, cerchiamo solo di non rendere piacevole qualche momento della nostra vita. È un coro che però, se non lo stimoli, rimane chiuso, rinchiuso, assordante il silenzio sugli effetti, molto ridondante e fastidioso l’allarme su un virus che poiché non lo conosci bene allora fa paura. E certo che poi quel bar, quel ristorante diventano luoghi più sicuri visto che c’è il vuoto.. e “tocca” “saltare” teatri, cinema, per non parlare del turismo che proprio ci penalizza, sospesi voli, sospeso tutto. NO, riorganizzato si.

Il discorso è lungo…

Proprio ieri, cercavo un patrocinio al mio convegno, cercavo lavoro nelle istituzioni, tutto bene serrato, tutto chiuso, e non sono quella che se la passa peggio. Un po' di sconforto però lo provo quando dico che, alla peggio, svolgiamo un convegno su piattaforma, e tutto tace. Ma perché? Almeno così il convegno si farà, forse si ha bisogno di riflettere o di fare i conti con se stessi? Già, fare i conti con sé stessi è un passaggio importante, da riprendere. Vuol dire che se non è panico, almeno si vuole del tempo per riorganizzarsi sulla novità. Pensiamo che la novità è il motore centrale di quella che chiamiamo vita, e tutto sarà più semplice.

Pensiamo che la paura incontrollata isola, pensiamo come uscirne al meglio, non basta che ci si muova su linee teoriche generali che spiazzano e poi si reagisce con un’opposizione indiscriminata, sì perché il fatalista c’è sempre, chi pensa al fai dai te e male, c’è sempre!


La salute viene prima se è salute

Ma la salute viene prima.., appunto, la salute, quale salute, quella immuno depressa che non ci consente di contrastare uno dei tanti virus che girano? Sì perché se non normalizziamo, se non siamo di buon senso, se non ricerchiamo cautele senza panico, quindi ci riorganizziamo come sempre capita nella vita, il nostro sistema immunitario si deprime. I bambini, i ragazzi, non si vedono più, manca la socialità in questo paese? E come la mettiamo visto che, proprio scientificamente, siamo sociali, proprio intrinsecamente sociali e proiettati, anche prima di nascere? È un grido forte che mandano i nostri ragazzi quando ci chiedono come mai non vedono più nessuno? E non vedi perché l’aspetto insieme più strutturato, ma tanto impulsivo, del nostro pensare, ci induce a riflessioni preoccupanti, la paura, l’auto quarantena, senza scopo e con tanta, troppa preoccupazione. Pensiamoci, rinforziamo il legame virtuale, non ritiriamoci, questo fa male.

Le piazze deserte, pochi turisti tra i monumenti e tante mascherine per la città. Questo il volto di Roma ai tempi del coronavirus. Piazza Navona, Fontana di Trevi e il Pantheon irriconoscibili…(il Messaggero, Roma, marzo 2020)



(da il Corriere, marzo 2020) “Roma de ‘na vorta…” , “finalmente risolviamo il problema di traffico e buche! commento Lorella Bruni..per i primi tempi ha funzionato così, ora sembra siamo andati sul fronte opposto..il panico, questo è panico..


Anche dalle esperienze peggiori si può trarre linfa vitale, e allora lasciamo spazio alla riorganizzazione. Apprendiamo stili di vita diversi, diversi, non penalizzanti, perché quando si avverte disagio, qui è il punto, quando l’ansia e la paura salgono, qui incombe la paralisi, il blocco, il che non può essere: è distruttivo il ritiro pensando di proteggersi e di proteggere, procura pericolose, questo sì, involuzioni, chiediamo comunque aiuto, comunque facciamo, attivandoci. Mia figlia ha ripreso prima la bicicletta in questo periodo, così si è distratta, ha fatto sport, ben per lei, sicuramente l’aiuta in un momento in cui i ragazzi della sua età comprendono fino a un certo punto quel che accade e ci danno lezioni di buon senso, certo non li fermi, quando li fermi fai loro del male.

Tutto questo è stato considerato al meglio dai nostri media e dai social? Non c’è nulla da dire…voglio dire, perché procedere in modo incosciente e allarmistico invece di indurre alla calma? Come si fa a non saperlo? Qual è la spinta politica?

Il discorso si fa lungo…però qualche parola sulla comunicazione e sui messaggi è proprio doverosa dirla: si vive bene se si pensa in positivo, anche senza gioia perché gioia è difficile averne, certo, a tutti i livelli però... Ora, la comunicazione è uno strumento utilissimo, non si può vedere ogni giorno l’offerta di dati allarmistici che ovviamente, in quanto pregni di emotività e paura, sovrastano quelli positivi, si distorce, come direbbe qualcuno che sa come le sovrastrutture adulte molte volte fanno danni, e quindi? Visto che non siamo fatti solo di dati oggettivi, ma il sentimento, la paura, il trauma sono soggettivi, e soggettivi adulti, allora è corretto sapere che la flessibilità è uno strumento importante, quello sì che ci fa crescere, non debordiamo..

Proviamo fin che possiamo a cambiare punto di vista, come si fa quando si può parlare con un amico di buon senso: attraverso la parola, l’esame obiettivo, ma anche lo spirito giusto, non è difficile aprirsi, si riferiscono le angosce e le superiamo, come? Parlando con chi ha la nostra stessa esperienza, per cui non ci sente soli, normalizzando, condividendo, ma anche acquisendo flessibilità sul punto di vista, è sempre la rigidità la causa prima del malessere umano, su questo non ci sono che evidenze scientifiche, è un punto concreto.

Il gioco, la dinamica del social scening e della sensory articulation, direbbe lo scienziato.. condividere, anche via internet, è utile, è utile la conoscenza di noi stessi. Dobbiamo saper capire quanto la paura sia giustificata, in che periodo o momento mi trovo io al di là del virus, quale disposizione al cambiamento ho, quante energie posso impiegare, quindi la soluzione, sulla resilienza è individuale: se ci aiutassero un po' dall’alto però agevolerebbero un processo complesso.

Tutto questo darebbe forza. Coraggio…

I bozzetti sono molti in questo periodo ed aiutano anche vignette, emoji, ma sì! Il grottesco, magari, che però rilancia, ci sono le immagini, ne ho scelte un paio… su uno dei rari aerei ancora in circolazione dall’Italia, il pilota, guardate un po'? Forte! Bellissimo….




”cambia compagnia!.. ”La sala vuota di un treno ad alta velocità, e così via…cambia il punto di vista…


L'ironia, un’“arma” indiscussa, a disposizione della difesa psicologica capace di mettere da parte la negatività per lasciare spazio a qualche sorriso, vedendo la situazione da un'ottica comica. Sul web stanno infatti impazzando i meme, “tormentoni” divertenti (un fotomontaggio, un video, una frase) che in poco tempo diventano virali sui social network; solitamente sono immagini declinate in maniera spiritosa, basta uno sguardo, la bottiglietta di “amuchina” tra bottiglie di champagne, quadri d’autore distanziati, l’esagerazione de l’Ultima cena di Leonardo, e così via… (reazione creativa, 2020 può essere uno slogan efficace oltre che un sito, come no!)


Alla fine dei conti…

Quel che c’è da fare.. alla fine dei conti riguarda noi, prima ancora le linee di conduzione di governo, tenendo conto che, dal punto di vista oggettivo e concreto, non va bene né la sala vuota né l’affollamento, questo è un punto. Allora:

· evitare luoghi affollati e tenere condizioni igieniche così come di norma si dovrebbe fare, visto il contagio, allora approfondiamo un po' la pulizia, visto che il problema, quello vero, è il contagio

· mantenere la calma tenuto conto che il sistema immunitario è molto sensibile allo stress, stiamo parlando di persone che recuperano al meglio anche se malate, pensiamo che sia un’influenza!

· una vita normale, magari di più in casa, con momenti di relax..

Se non ce la fanno i singoli che domenica affollavano negozi e vie del centro di Torino, ce la devono fare le forze dell’ordine, i gestori dei negozi che da una parte piangono e dall’altra non riescono a far rispettare, quando le mettono, le varie regole distanzianti. Multe e ammende non devono mancare, è pur sempre un momento di crisi, come ce ne sono stati tanti, anche peggiori.

Senza tener conto che, proprio nell’allarme, al di là delle note negative, o proprio al suo interno, lo sguardo sulla positività può solo essere utile, certo ci vuole flessibilità, saperci orientare su un punto di vista diverso, di necessità virtù. Perché si parla poco di questo? Di come la nostra esperienza ci è di supporto e la nostra vita ci sorride se si ha anche solo il buon senso che sempre orienta… non è da poco stare un po’ di più con i figli o con gli amici, valorizzando l’ambiente domestico, non è da poco aver accelerato quelle misure lavorative come lo smart working che magari sarebbero subentrate tra anni: i nostri figli possono ora seguire la scuola su una piattaforma internet, la tecnologia ci aiuta e possiamo pensare anche dopo a come e quando utilizzarla senza farla diventare esclusiva del nostro mondo e del nostro modo di essere, ovvio… Mi dico tutto questo e penso a chi, pericolo scampato, potrà riflettere su ritardi, da un lato provocati ab origine quando doveva essere compito del governo cinese informare subito su quanto stava accadendo e diciamo che non l’hanno voluto capire, anche se avvertiti. D’altro canto dovremo fare i conti con l’economia e gli svantaggi di una comunicazione sconnessa e allarmistica, che voleva farne motivo politico di assalto e di riconoscimento, insomma quando viviamo un evento che destabilizza o potrebbe destabilizzare, magari perché non si conosce cos’è il coronavirus, allora la paura non è certo una buona consigliera, si scivola.

Ma dagli errori si impara, o si dovrebbe imparare…tenendosi anche e affrontando le proprie paure, continuando a vivere, anche con quella sottile insorgenza di disagio e sofferenza che a volte sembra proprio opprimerci.

Certo, tutto questo sarà maggiormente apprezzabile in futuro, ora l’emergenza la superi con la calma, con l’informazione che non trasbordi, che non distorca, con gli inviti a non sovraffollarci, con linee governative all’altezza, senza troppi scarti, ma con le dovute strutture, stanziando quei benedetti soldi che solo il patrimonio interno può darci, non facciamoci illusioni.

E però… oltre al sistema immunitario è rassicurante tener conto che esiste un concetto, che a più riprese torna alla mente, e torna quando solo percepiamo un pericolo significativo, ed è la resilienza, amica di tutti, insita in chi ha una storia di vita in cui le difficoltà si affrontano, quella capacità di “resistere”, fronteggiare, sconfiggere dopo avere sfidato il pericolo: quando c’è, affronto non eludo, non escludo, soprattutto non mi ritiro per non creare circoli viziosi e fino a quando la mia resistenza, il mio disagio me lo consentono, più sento di farcela, più ce la faccio, ovvio.. e resistenza vuol dire riorganizzazione, vuol dire pensare positivo. Certo, devo dedicare più spazi casalinghi, devo poter dare più ampio risalto alla tecnologia, devo poter sentire come stanno i giovani, orientarli a una vita meno da movida, uno a fianco all’altro, sopra l’altro, questo può far solo bene. Devo però anche ricordarmi i tanti danni che hanno fatto i virus: solo lo scorso anno, numeri alla mano, sono morte 8000 persone per influenza e nessuno ha detto nulla, come la mettiamo? Gli scienziati dicono che è perché non conosciamo abbastanza, che percepiamo un pericolo in più, ma questo contrasta risorse e resilienza, fomenta la paura.

Certo l’epidemia passerà, non serviranno anni, c’è un business sul farmaco o il vaccino, ma non è per questo, né perché le strutture sono colme, non abbiamo bisogno di questo, è la storia che ci insegna, quello che è sempre successo: ora la gente, noi viviamo l’emergenza come fosse la prima volta, non è cosi, assolutamente. La paura da rebound negativi al massimo, ma passa pure la paura e noi abbiamo la risorsa di saperci adattare, e allora quel che si è rimandato si farà: si crea uno stato d’animo opposto di soddisfazione rimandata, giù, oggi, tassi di interesse, giù il fisco, riporta alla ripresa. Ora ci sono accelerazioni di crisi, il famoso lavoro da casa, quasi dimenticato, bene, in pochi giorni si avvia lo smart working allargato, tutti i settori si avvarranno di accelerazioni tecnologiche. Accelerazioni di investimenti ci saranno, l’economia ha fiducia, fidiamoci, gli scenari non sono sconfortanti, alla doppia paura, per la salute e per l’economia possono nascere nuove occasioni (da load, mediolanum, 2020,. Astagh, “accelleriamo”), certo ci vuole un po' di coraggio..ah! la resilienza…

Sarà vero come ho sentito che dall’Europa è arrivato il messaggio “siamo tutti italiani”? Un passo avanti… deciso!

Il tempo é a tempo, dunque, essendo sicuri di esserci lavati bene le mani, come dicono gli inglesi, manteniamo qualche distanza, i ragazzi che non devono pensare solo ai compiti,…cautela sì, ritiro no… e speriamo che finisca presto…per non affollare le sale degli addetti ai lavori, psichiatri compresi, che devono curare gli attacchi di panico e magari si impanicano…



dott.ssa Lorella Bruni

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